L’ANGOLO DEL FILOSOFO

814ebd5693ef7777790413d04dede035.jpgL’idea è nata in palestra parlando con uno dei miei allievi: questo post è per i vostri interventi, pensieri, citazioni, massime che sentite di condividere con gli altri…

Qui puoi aggiungere nei commenti il testo della citazione o pensiero da condividere con gli altri.

Grazie del vostro contributo.

 

Sifu

 

NB: i commenti sono moderati, quindi bisongna aspettare il giorno dopo per vederli online. 

L’ANGOLO DEL FILOSOFOultima modifica: 2008-02-27T20:15:00+01:00da yunfooktong
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42 pensieri su “L’ANGOLO DEL FILOSOFO

  1. RIFLESSIONE SULL’ AMICIZIA:

    “ESISTONO TRE TIPI DI AMICIZIA VANTAGGIOSA, E TRE DI AMICIZIA NOCIVA.
    LE AMICIZIE VANTAGGIOSE SONO QUELLE DEGLI UOMINI RETTI, SINCERI E SAPIENTI.
    LE AMICIZIE NOCIVE SONO QUELLE DEGLI UOMINI FALSI, ADULATORI E PIENI DI BELLE PAROLE”.

    CONFUCIO

  2. “A tre settimane da oggi io mieterò il mio raccolto.
    Immaginate dove vorrete essere, perché così sarà.
    Serrate i ranghi, seguitemi.
    Se vi ritroverete soli a camminare su fresche praterie con il sole sulla faccia, non preoccupatevi troppo, perché vi troverete nei campi Elisi e sarete già morti!”

    “Il Gladiatore” di Ridley Scott

  3. Un dojo e`un cosmo in miniatura, dove possiamo entrare in contatto con noi stessi: con le nostre paure, con l´ansia, con le reazioni emotive e le abitudini. E` un´arena in cui delimitiamo un conflitto, dove possiamo affrontare un avversario che non e` un avversario, ma piuttosto un partner, che si impegna affinche` possiamo comprenderci piu` pienamente.
    Joe Hyams

  4. Per un Praticante il Dojo è come una seconda casa, non dovrà porvisi come se fosse un posto qualunque, utile solo nei momenti di “allenamento”. Fra il Praticante e il Dojo vi deve essere un reciproco scambio valoriale; il Dojo dà al Praticante ciò che il Praticante dà al Dojo: sudore, sangue, fatica, impegno, emozioni, Energia.

  5. Nel passato, gli allievi svolgevano per il Dojo anche una serie di lavori di pulizia, manutenzione e miglioramento strutturale. Non era un “lavoro”, faceva bensì parte della Pratica stessa: aiutando a migliorare e purificare il Dojo, gli allievi contribuivano a migliorare e purificare se stessi, mantenendo vivo l’approccio di modestia e semplicità indispensabile nella Pratica. Ancora oggi, laddove sia possibile, questa pratica viene mantenuta in alcuni momenti della vita delle Sedi.

  6. Quando entra nel Dojo, l’allievo dovrebbe lasciarsi alle spalle tutti i problemi legati alla quotidianità. Già nello spogliatoio egli si sveste delle proprie maschere ed indossa un semplice Takun San (divisa di pratica), che non tiene conto di età, sesso, nazionalità, istruzione o posizione sociale. Si sveste e cerca, con umiltà e presenza completa (mente, corpo e spirito) di incontrare se stesso.

  7. E’ “Dojo” anche ogni luogo dove la Pratica viene sviluppata e tramandata. Anche nel caso degli stages all’aria aperta, in montagna o in piscina, lo spazio più o meno delimitato dove si pratica è da considerarsi Dojo, e si dovrà essere presenti a se stessi con rispetto e concentrazione, consci dell’importanza non dell’aspetto esteriore di dove si è, ma dell’atteggiamento interiore che il Praticante vi assume.

  8. Si dice che colui il vero guerriero sia colui che riesce ad evitare lo scontro non necessario…
    Io sono della stessa idea, Un combattimento non porterà mai nulla di buono, e dovrebbe essere proprio l’ultima soluzione ad un problema..

    Voi come la pensate?

  9. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un centimetro, perchè sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, tra vivere e morire !

  10. Moreno,
    sono d’accordo con te, il combattimento dovrebbe essere l’ultima soluzione.
    Allo stesso tempo mi chiedo: come faccio ad avere la lucidità, la sicurezza e la padronanza per decidere se un combattimento è necessario o meno?
    Per esempio: come posso rispondere ad una minaccia? Avrò abbastanza autocontrollo? Oppure l’attacco sarà la migliore difesa?
    A queste domande, sono sicuro, che solo il continua allenamento sia fisico che mentale, potranno prepararci a dare delle risposte adeguate.

    “Forza e Onore”

  11. Spesso ci capita di giudicare gli altri, o il loro operato.
    Ciò che molti puntualmente scordiamo, è che prima di dare un giudizio su qualcuno bisogna pensare come lui e vedere con i suoi occhi.
    Ciò che per noi è una cosa irrilevante, per taluni può rappresentare uno scoglio insormontabile, così come una cosa impensabile per noi è quotidianità per altri.
    La presunzione che il mondo sia solo come appare attraverso i nostri occhi non porterà mai saggezza. Sono tutte mie congetture personali, ma credo che il rispetto del prossimo inizia con una equa analisi di tutti i suoi aspetti, e con diverse spiegazioni per i suoi vari gesti, poichè nulla a questo mondo ha una forma o un nome solo.

  12. Thich Nhat Hahn, monaco e filosofo buddista del Vietnam, ha spiegato in che modo gustare una buona tazza di tè. Per godersi pienamente il tè, occorre essere pienamente calati nel presente. Solo nella consapevolezza del presente le tue mani possono sentire il piacevole calore della tazza. Solo nel presente puoi assaporare l’aroma, sentire la dolcezza, apprezzare la delicatezza. Se stai rimuginando cose passate o preoccupandoti del futuro, perderai completamente l’esperienza di goderti la tazza di tè. Anzi, guarderai nella tazza, e il tè non ci sarà neppure più.
    Con la vita è la stessa cosa. Se non sarai calato pienamente nel presente, ti guarderai intorno smarrito, e lei se ne sarà già andata. Perderai così il sentimento, l’aroma, la delicatezza e la bellezza della vita. Sarà come se la vita ti passasse veloce davanti.
    Il passato è passato. Fanne tesoro e lascialo andare. Neppure il futuro e qui. Fa pure dei piani per il futuro, ma non sprecare il tuo tempo a preoccupartene. Non vale la pena preoccuparsi.
    Quando avrai cessato di rimuginare ciò che è già accaduto, quando avrai
    cessato di preoccuparti di ciò che potrebbe accadere, allora sarai calato nel momento presente.
    Allora comincerai a sentire la gioia nella vita.

    da: “MOLTE VITE, UN SOLO AMORE” di Brian Weiss

  13. Un giorno di pioggia di R. Tagore (Lipika)
    Durante il giorno lavoro intensamente e ho sempre intorno un gran numero di persone. Alla sera mi sembra che la mia esperienza si sia esaurita nell’attività e nei colloqui che ho avuto durante il giorno. Non ho mai il tempo per riflettere su cosa sia rimasto dentro di me. Stamane il cielo è coperto di nuvole; anche oggi mi attende un intenso lavoro e ci sarà tanta gente intorno a me, eppure sento che così non mi è possibile esprimere compiutamente tutto quello che sento.
    L’uomo ha percorso gli oceani, valicato le montagne, si è impadronito di tesori sommersi, ma non è ancora riuscito a manifestare compiutamente agli altri le proprie esperienze interiori.
    In questa mattina piovosa la mia interiorità, ancora imprigionata come un animale in gabbia, mi parla dentro.
    L’io interiore mi incita a strappare tutta la pioggia dalle nuvole cariche del suo cielo.
    E’ come scuotere la catena di una porta chiusa, e allora mi chiedo come potrò fare, a chi potrà mai interessare la mia esperienza interiore, chi sarà quell’amico che, al di là della comune cortesia, vorrà ascoltare insieme a me la mia musica, i miei dolori dispersi e la gioia; posso donare solo a chi sa chiedere, a chi ha una voce simile alla mia.
    A quale curva della strada incontrerò il mendicante che mi farà richiesta di tutto quello che possiedo?
    Questo mio dolore interiore ha il colore ocra della polvere della strada che voglio percorrere, superati tutti i doveri, quella strada su cui risuonano, con i miei, i passi del compagno ancora sconosciuto.

  14. Evitate di condannare chi ha torto (1)
    È molto meglio vivere bene e
    avere torto che non vivere male ed aver ragione
    (Louis Hay).

    Ricordate che il vostro interlocutore può anche avere torto marcio, ma
    è convinto del contrario. Non condannatelo per partito preso, tutti gli
    stupidi ne sarebbero capaci. Cercate di capirlo. Solo le persone sagge,
    tolleranti e fuori del comune ci riescono.

    C’è sempre un motivo se
    gli altri si comportano in un certo modo. Scovate questo motivo e
    avrete in mano la chiave del loro comportamento, per non dire
    addirittura della loro personalità.

    Cercate onestamente di mettervi
    nei panni del vostro interlocutore. Chiedetevi: “Se fossi nei panni di
    questo qui, come mi sentirei? Come reagirei?” ed eviterete di sprecare
    tempo e di arrabbiarvi per nulla, perché “interessandosi alla causa, si
    avverte minore avversione per l’effetto ad essa collegato”. Inoltre
    diventerete sempre più abili nel campo delle relazioni umane.

    “Fermatevi un attimo, consiglia Kenneth M. Goode nel suo libro How to
    Turn People Into Gold (Come mutare le persone in oro), e paragonate
    l’interesse che nutrite per i vostri affari con quello che avete nei
    confronti di quelli degli altri”. Così facendo capirete che chiunque
    altro al mondo si comporta esattamente come voi; in effetti il successo
    nei rapporti interpersonali dipende dalla capacità di vedere le cose
    dal punto di vista altrui.”

    Sam Douglas di Hempstead, New York,
    diceva sempre alla moglie che lei sprecava troppo tempo a lavorare nel
    prato di casa, a strappare erbacce, mettere il fertilizzante, tagliare
    l’erba due volte la settimana, mentre le condizioni del prato sarebbero
    state accettabilissime anche se la donna ci avesse impiegato meno ore e
    meno energie.

    Ovviamente lei prendeva malissimo le critiche del
    marito e ogni sera era una discussione. Dopo aver seguito i nostri
    corsi Douglas si rese conto di essere stato uno stupido. Non si era mai
    reso conto che a sua moglie piaceva occuparsi del prato e che si
    aspettava magari dei complimenti per tanta diligenza.

    Una sera la
    moglie disse che voleva uscire a strappare delle erbacce e gli chiese
    di tenerle compagnia. Lui prima disse di no, poi ci ripensò e la seguì
    fuori a strappare le erbacce. Lei era tutta contenta, e così passarono
    un’ora a lavorare duramente e a conversare allegri.

    In seguito
    Douglas la aiutò parecchie altre volte col prato e cominciò a lodare la
    bellezza di quell’erba che lei era riuscita a far spuntare da una terra
    peggiore del cemento. Risultato: la moglie era felicissima perché
    finalmente lui aveva imparato a vedere le cose anche dal punto di vista
    di lei, anche se la cosa riguardava solo le erbacce.

  15. Cara Sole,
    è vero ciò che dice Tagore, è molto difficile parlare ad un amico o ad un estraneo della nostra interiorità, e allo stesso tempo essere interessati ad ascoltare la sua. A volte pensiamo che il nostro vissuto non abbia valore e non interessi a nessuno, e conseguentemente non siamo interessati al vissuto dell’altro.
    Quando troveremo chi con il cuore vorrà ascoltarci ed essere ascoltato, vivremo un bellissimo momento di fiducia nel prossimo e di leggerezza del cuore.

    Denis

  16. Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad avere coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, che i governanti pronti ad esaudir le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengono chiamati despoti. Accade che chi si dimostra
    disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo.
    Accade che il padre impaurito finisca col trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrar troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia”.

    Platone

  17. Ecco innanzi a me la terra del dolore,
    son io nel mondo, quei duri scogli sull’infinita costa frastagliata
    della vita..
    Ma dall’oceano abissale della mia Anima
    sta emergendo un impavido e potente guerriero:
    Cuore invincibile, inestinguibile Fuoco,
    Egli si innalza come onda maestosa a occupare il mio cielo,
    con impeto immortale si scaglia su quelle nere pietre
    fino a levigarne l’aspra e ruvida crosta,
    e su di esse torna ancora e ancora ad infrangersi
    per farne specchi lucenti in cui un giorno
    possa scendere a riflettersi l’inconoscibile volto di Dio.

    Jlenia C.

  18. “Le armi non possono ferire lo Spirito e il fuoco non può bruciarlo,
    Le inondazioni lo lasciano intatto, i venti non lo inaridiscono.
    Oltre il potere della spada e del fuoco, oltre il potere dell’acqua e del vento, lo Spirito e perenne, onnipresente, immutabile, inamovibile e sempre Uno.
    Lo spirito dimora in questi corpi, e quando questi hanno finito il loro tempo esso rimane, incommensurabile e indeperibile. Quindi, o grande guerriero, alzati e combatti.”
    Bhagavad Gita, canto II

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